Mart-Gianc – ERRECI REAL ESTATE OSTUNI PROPONE IN VENDITA a pochi km. dal centro abitato di Martina Franca (TA), lamia in zona abitata della valle d'Itria, con 5500 mq di terreno con alberi da frutta e olivi, tutto in piano, e interamente recintato da un bellissimo muretto a secco da poco interamente rifatto. Il fabbricato è completamente abitabile, fornito di elettricità e servizi, con pozza imoph e grande cisterna di acqua più serbatoio di riserva idrica posto sul terrazzo. Il terrazzo è stato interamente impermeabilizzato e non necessita di alcun intervento. Il fabbricato è composto di tre vani, cucina, ripostiglio molto grande e bagno completo con doccia. La casa è corredata altresì di una bella stufa a legna in ghisa, usata pochissimo. Due ingressi con piazzale per diversi posti auto. uno dei quali è provvisto di una comoda tettoia in legno per pranzi all'aperto, oltre che di un cancello. Vi è inoltre un ripostiglio esterno per ricovero attrezzi. La lamia è posta in un contesto abitato tutto l'anno, e contestualmente si può godere della quiete della campagna collinare di Martina Franca. (PREZZO RIBASSATO!!!)
Mart-Giancarlo - ERRECI REAL ESTATE OSTUNI proposed sale a few miles. from the town of Martina Franca (TA), lamia area inhabited Itria valley, with 5500 sqm of land with fruit trees and olive trees, all flat, and entirely enclosed by a beautiful stone wall recently completely redone. The building is completely habitable, provided electricity and services, with pool and large water tank imoph more water storage reservoir located on the terrace. The terrace has been completely waterproofed and requires no intervention. The building consists of three rooms, kitchen, utility room and large bathroom with shower. The house is also accompanied by a beautiful cast iron wood stove, used very little. Two inputs with the square for several cars. one of which is equipped with a comfortable wooden canopy for outdoor dining, as well as a gate. There is also a tool shed for outside storage. The Lamia is placed in an inhabited all year, and together you can enjoy the quiet of the hilly countryside of Martina Franca. (PRICE REDUCED!!!!!)
."La casa rurale è uno strumento di lavoro; il più importante e più vivo strumento di lavoro che l'anima del contadino si costruisce e dello strumento di lavoro ha le caratteristiche: nulla è inutile, niente vi è di superfluo, tutto è nato per una necessità. L'impiego logico dei materiali, la distribuzione dei volumi, l'adattamento alle condizioni climatiche, l'ingenuo mimetismo alle abitudini murarie della regione lo studio nel superare la pacata e rozza semplicità con cui si risolvono in modo embrionale ma pur sempre sufficiente le necessità essenziali di un sedile, di una tettoia trasformano l'architettura rurale in un libro di onestà edilizia denso di insegnamento"..
A pianta rettangolare, su due livelli e con la copertura a capanna o a padiglione, il casale testimonia il raro equilibro fra natura e insediamento umano; luogo dove l'uomo ha trovato più facilmente e più spesso rifugio e all'interno del quale ha vissuto le esperienze più profonde di una vita spesso disagiata e dura ma anche piena di attaccamento e di identificazione con la propria terra.
La politica economica ha influenzato non solo la diffusione numerica delle dimore rurali sul territorio, ma anche la specifica progettazione degli edifici.
Se le prime testimonianze si riferiscono a semplici capanne, con struttura in legno e copertura in paglia, usate, soprattutto nel Medioevo, come abitazioni temporanee, è nei primi decenni dell' Ottocento che si sviluppa maggiormente la tipologia della casa rurale.
L?elemento di maggior influenza per la rapida diffusione della casa colonica è il nuovo contratto agricolo della mezzadria, introdotto proprio all'inizio del XIX secolo. Secondo la testimonianza di Jean Charles Léonard de Sismondi (1773-1819), teorico di economia politica, il concetto di mezzadria prevede che il 'mezzadro riceva dal padrone il podere già avviato, colla cosuccia necessaria per l' abitazione, e con il bestiame e il picciol capitale di attrezzi rurali, di foraggi e sementi che abbisognano pel lavoraccio ("). Si obbliga così il mezzadro ad eseguire, col concorso della propria famiglia, tutti i lavori della terra, godendo a vece di salario, della metà de' raccolti. L'altra metà dei quali deve andare al padrone". La mezzadria ha avuto larghissima diffusione sul territorio, facendo leva sulle necessità economiche della popolazione. Il territorio ha così visto la diffusione di costruzioni realizzate appositamente per ospitare il nucleo familiare dei mezzadri e per dare ricovero agli animali e agli attrezzi agricoli. Da semplice capanna, la residenza dei contadini, in funzione delle dimensioni del terreno da coltivare e del numero delle colture, il casale si è sviluppato in senso dimensionale, grazie anche all' introduzione di nuovi sistemi costruttivi.
La colonizzazione della campagna ha inizio durante l'alto medioevo, in coincidenza con lo svuotamento del ruolo propulsivo delle città, con l'impoverimento dei traffici e dei commerci, con la nascita e lo sviluppo del feudalesimo. L'architetto Renato Stopani, in un articolo del 1979, parla di tre generazioni di case coloniche indicando tre periodi storici relativi alle fasi fondamentali di sviluppo di questa tipologia abitativa:
"Risale al tre-quattrocento la formazione di una prima "generazione" di edifici rurali "su podere", i cui caratteri erano improntati ad una estrema semplicità. Si trattava di espressioni di architettura primitiva, realizzate dallo stesso contadino secondo tipologie che riflettevano modelli antichissimi. Le prime "case da lavoratore" non di rado erano infatti in legname e materiale vegetale (ne esistevano ancora nel settecento), oppure erano case di terra costruite con argilla gettata entro armature fatte con tavole di legno fissate a pali piantati nel terreno.
Una seconda generazione di case coloniche, a partire dal XVI è rappresentata da manufatti realizzati da artigiani specializzati (maestri muratori) che, seguendo tradizionali tecniche costruttive, espressero solide costruzioni in muratura le quali andarono a costituire una duratura dotazione del podere aumentandone il valore. Nella maggior parte dei casi i "casali" furono edificati prendendo ispirazione dalle medievali "case da padrone" declassate: nacquero pertanto edifici di forma turrita ma con modesta elevazione, oppure semplici costruzioni a pianta quadrangolare addossate ad un corpo di fabbrica a forma di torre.
A partire dalla seconda metà del settecento, sull'onda delle riforme leopoldine, la cultura architettonica fece ingresso nell'edilizia rurale. Ebbe così origine un nuovo tipo di casa colonica (terza generazione), frutto di progettazione una architettonica mai utilizzata in precedenza. Il nuovo modello di casa colonica si affermerà soprattutto nel secolo successivo (l'ottocento) determinando, con l'effettivo miglioramento dei fabbricati rurali, la diffusione delle costruzioni "progettate".
Il casale, così come lo vediamo oggi è il prodotto ultimo di un incessante variazione delle forme nel tempo, avvenuta a seguito del mutare delle funzioni dell'abitare in qualità e quantità.
E' possibile operare una classificazione dei casali in funzione delle forme, seguendo il duplice criterio di osservare la presenza nelle architetture di elementi importanti o prevalenti ( la loggia, la torre, la colombaia, la scale interne o esterne, ecc.) e di valutare la maggiore o minore diffusione di un certo elemento, in modo da poter istituire una categoria.
Valutando le forme più semplici e più diffuse, possiamo individuare due grandi categorie ciascuna suddivisa in tre sottocategorie.
La prima riguarda le abitazioni che si trovano sovrapposte al ricovero degli animali di grande taglia, cioè alla stalla, che si suddividono nei tipi a scala esterna, a scala interna e nel tipo di pendio (ove la scala è generalmente assente, essendoci la possibilità di accesso ai piani per la naturale pendenza del terreno);
La seconda riguarda le abitazioni che sono allo stesso piano del rustico o stalla, che si suddividono nei tipi della pianura sub-collinare e della montagna. Oltre a queste forme più semplici, sono state classificate anche abitazioni rurali che hanno una tipologia particolare (con scala semi-interna, oppure con scala interna e cucina al primo piano, o con l'abitazione e il rustico completamente separati.
Sorvolando sulla realtà della "capanna", costruzione precaria che finisce per identificarsi con l'annesso agricolo, sulla "torre" di origine agricola o difensiva, ma certamente luogo di abitazione, e sulle "Case in terra battuta" delle quali alcune sono sopravvissute ma rimaste ai margini della struttura principale, vorremmo prendere in considerazione quelle strutture che ancora oggi sono identificate come case coloniche e casali.
Le necessità della vita di campagna hanno portato i realizzatori di queste strutture a rendersi conto che gli edifici al servizio di un podere devono supportare lo stretto rapporto esistente tra residenza, manodopera e produzione.
Il blocco quadrangolare con o senza torre colombaia ha dominato la costruzione delle case rurali per tutto l'ottocento. Ma la struttura delle grandi case delle fattorie si è rilevata eccessivamente rigida a distanza di poche generazioni tanto da non reggere alle successive, rapide trasformazioni rurali.
Esistono alcuni criteri, non scritti ma dettati dalla saggezza popolare, che hanno determinato nel tempo i criteri costruttivi del casale, tramandatisi di generazione in generazione.
La prima regola riguardava la collocazione del casale che doveva essere comoda alle faccende del podere, avere un'aria salubre per la salute dei coloni, non essere esposto ai freddi venti del nord e ed ai venti provenienti dalle zone paludose.
La distribuzione degli spazi è in linea con la tradizionale tipologia della "casa italica", di semplice pianta rettangolare, sviluppatasi su due piani. Gli ambienti domestici, camere da letto e focolare, sono sovrapposti al rustico che, nel piano terra, comprende gli spazi per gli attrezzi, il bestiame e il fienile. Il secondo piano è collegato al piano sottostante tramite una scala, realizzata in mattoni cotti, quasi sempre appoggiata al prospetto esterno. Solo in fasi successive la scala è stata introdotta all'interno dell'edificio. I solai sono quasi sempre in legno, mentre la copertura è a capanna o a padiglione, con struttura portante in legno e manto di copertura in coppi.
Il casale non presenta particolari elementi decorativi data la sua struttura generalmente semplice e funzionale ma a volte, sull'orditura della muratura in laterizio, sul concio della pietra, sui comignoli dei camini, sono presenti elementi di decoro che seppur modesti, presentano pregi estetici non indifferenti.
"Rural house is a work tool; the most important and heart-felt work tool that the soul of a farmer creates and it has the characteristics of a work tool: nothing is useless, nothing is superfluous, everything it has was born for necessity. Logical use of materials, the position of the buildings, adaptation to the climatic conditions, the candid building style of the region, the will to overcome the calm and rough simplicity with which the essential need for a seat or a roof has been solved in a primitive but still sufficient way, transform the rural architecture into a book of honourable building, full of wisdom"
With a rectangular plan, two floors and saddle or hip roof, farmhouse is a proof of a rare balance between nature and human settlement; a place where man has often and easily found shelter and in which one has lived the most important experiences of life, often hard but full of love for the land.
Economic policy has not influenced only the number of rural houses in the area but also the specific planning of the buildings.
While the first testimonials refer to simple wooden, thatched cottages, used as temporary dwellings mainly during Middle Ages, the typology of rural houses developed more over the first decades of the 19th century.
The most important reason for the spreading of the farmhouse was the new farming contract of sharecropping, introduced in the beginning of the 19th century.
According to Jean Charles Léonard de Sismondi (1773-1819), a theoretician of political economy, the concept of sharecropping is the following: "the sharecropper receives the already going holdings from the landlord, with a small dwelling to live in, with livestock and some rural tools, fodder and seeds ("). The sharecropper is committed to carry out with the help of the family all the works related to the land, receiving, instead of a wage, half of the harvest. The other half belongs to the landlord. The sharecropping spread widely in the area, appealing the economical needs of the population. As a consequence, the constructions built expressly for the sharecroppers' families and for the livestock and farm tools, started to rise up here and there in the area. This farmer's residence was initially a simple cottage which size depended on the dimensions of the cultivable land. The introduction of new building systems is one of the reasons why farm houses are much larger today.
The colonization of the countryside started during Middle Ages as the cities started to loose their importance due to the impoverishment of trading and with the birth and development of feudalism. Architect Renato Stopani talks about three generations of farm houses in an article of 1979, indicating three historical periods related to the fundamental phases of development of this kind of houses.
The first "generation" of rural buildings related to sharecropping date back to the 14th-15th century and was characterized by extreme simplicity. The architecture was primitive and realized by farmers themselves according to ancient models. The first "worker's homes" were often wooden (they were usual still in the 18th century) or built of clay.
The second generation of farm houses, starting from the 16th century, was represented by houses that specialized artisans (master masons) had built and which, following the traditional building techniques, were solid masonry constructions. They were a sound part of the equipment of the holding and therefore increased its value. In most cases farm houses were inspired by degraded medieval "landlord's houses". As a consequence, buildings with the form of a tower were built but their height was pretty modest, or just simple constructions with a quadrangular plan, built on another construction with the form of a tower.
Starting from the second half of the 18th century architecture was taken into consideration in the rural building. This is how the third generation of farm houses, the fruit of architectonical planning never used before, was born. This new model of farm house became popular especially over the following century (19th), determining a visible improvement of the rural buildings and the spreading of "planned" constructions.
The farm house of today is the result of a continuous changing of the forms and living standard with the time passing.
Farm houses can be classified on the basis of the forms, observing the presence of important or prevalent architectonic elements (loggia, tower, dovecote, internal and external stairs) and evaluating the more or less frequently appearing elements, in order to be able to create a category.
Evaluating the most simple and widespread forms, it is possible to single out two large categories, each of which can be divided into three subcategories.
The first includes the houses set above a stable. These are divided into houses with external stairs, internal stairs and those without stairs, set in a slope which natural inclination permits the entrance without stairs.
The second includes the houses set on the same floor with a stable or a rustico. These are divided into two types, depending on their setting: plain and mountains. In addition to these most simple forms, there are also rural houses belonging to a special category: with semi-internal stairs or with internal stairs and a kitchen on the first floor, or with the dwelling and rustico completely separated.
Passing over the "cottage", a precarious construction that was considered an annexe to other farm buildings, on the tower with agricultural or defensive origins but which was certainly a dwelling, and on the "houses made of earth", some of them having survived but remained in the margins of the principal building, we would like to treat those structures that still today are identified as farm houses.
The builders of these structures have realized that the constructions belonging to a holding need to support the close relationship among residence, manpower and production.
The quadrangular form with or without dovecot tower dominated the construction of rural houses during the whole 19th century. However, the structure of large farm houses did not resist the following rapid, rural transformations.
There are some criteria (not written but dictated by the people's wisdom, transmitted from generation to generation) that have determined the building standards of the farm house. The first rule regarded the location of the house; it had to be convenient considering the works of the holding, to have salubrious air for the health of the sharecroppers, no to be exposed to the cold northern winds or to those blowing from swampy areas.
The distribution of the rooms was in line with the traditional "Italian house"; with a simple rectangular plan with two floors. Domestic environments (bedrooms etc.) were set above the rustico which was set on the ground floor and included the rooms for tools, cattle and barn. The second floor was connected to the first floor with stairs, almost always external and realized with adobes. Only later on the stairs were built inside the house. The floor was almost always wooden, while the roof was often saddle or hip roof, with a wooden bearing structure and bent tile covering.
Farm house does not present particular decorative elements, seen the generally simple and practical structure. Sometimes, however, modest but aesthetically valuable decorative elements are present on the frame of the brickwork, on the ashlar or on the chimney pot.
Con il termine "masseria" o "massae" indichiamo estensioni di terreno di proprietà privata munite di ricoveri in muratura.
Le masserie sono definibili come ogni forma dell' insediamento umano, nel territorio rurale, centri di produzione e organizzazione del lavoro agrario.
La storia della masseria è indissolubilmente legata alla storia dell'Italia meridionale che è storia travagliata, storia di miseria, di violenza, di sopraffazione, di ignoranza, di diritti negati, storia che affonda le sue radici nell'antichità, addirittura nei primi secoli dell'Impero romano, quando, Plinio il Vecchio per spiegare la crisi dell'agricoltura affermò che "i latifondi avevano rovinato l'Italia".
La masseria ha origini antichissime; i primi esempi, infatti, risalgono al tempo della colonizzazione greca nel meridione (VIII-VI secolo a.C.). Essa era intesa come organizzazione sistematica del territorio ed era finalizzata ad attività agricole.
A partire dal V secolo a.C. i Romani concentrarono le proprietà in poche aziende latifondistiche, dando origine alle "massericiae", entità rurali che sfociaron o poi in insediamenti residenziali e produttivi, detti "villae" o "massae" .
La "villa romana" con le invasioni barbariche (V secolo d.C.) fu abitata dal nuovo signore barbaro che la fortificò per la difesa e per l'offesa. La "massa" subì una profonda trasformazione nel IX secolo ad opera di Carlo Magno che creò una nuova entità rurale chiamata "feudo".
Nel XI secolo arrivarono nell'Italia meridionale i Normanni che trasformarono i feudi in "masserie villaggio" (tipologia non presente in agro mesagnese).Con l?arrivo degli Svevi, sempre nel meridione, nacquero le "masserie regie" (tipologia non presente in agro mesagnese) dedite alla coltura di cereali e all'allevamento di cavalli.
Nel XV secolo l'Italia meridionale passò agli Aragonesi che eliminarono tutti i privilegi concessi precedentemente ai contadini. Gli unici a conservare qualche beneficio furono gli addetti alla transumanza che ebbero il permesso di costruire fabbricati su terreni adibiti a pascolo, destinati all'abitazione, al ricovero per gli animali e alla lavorazione di prodotti caseari. Sorsero, così, le "masserie di pecore" dette anche "iazzi", distinte da quelle in cui si praticava la coltivazione, dette "posta", perché erano postazioni fisse a cui si ritornava al termine della giornata.
La tipologia della masseria del sec. XV, che era rimasta invariata nei secoli XVI e XVII, subì sostanziali cambiamenti con l'arrivo dei Borboni nel meridione (sec XVIII).
Essi espropriarono i feudi ecclesiastici dei quali si impadronì la borghesia rurale che organizzò il latifondo in masseria, nella quale emerse la figura del massaro che coordinava il lavoro dei contadini.
Nel XIX secolo, con l'applicazione in Italia del codice napoleonico, furono assegnati ai contadini poveri terre demaniali per uso semina, pascolo o legna, ma le quote furono così piccole che i contadini si videro costretti a venderle per poter sopravvivere. La borghesia rurale continuò ad essere, nel meridione, dominante facendo perdurare il latifondo che nel resto d'Italia si era ormai da tempo disgregato.
Decollarono anche con la coltura dell'ulivo e della vite, le "masserie di campagna" che diedero lavoro ad un alto numero di salariati: massari di campo, gualani, bovari, massari di vacche e di pecore.
Subito dopo l'unità d'Italia (XIX sec.) i contadini delusi (briganti) devastarono molte di queste masserie.
Verso la fine del XIX secolo i signori scelsero le masserie come loro residenza per controllare l'andamento delle attività. A tale scopo nacquero le "masserie palazzo" che segnarono un periodo di massima efficienza.
Era enorme il numero di dipendenti: dal fattore al massaro, ai salariati fissi, gualani e lavoratori occasionali nei periodi di raccolta delle olive e nei periodi di semina e mietitura.
Nel XX secolo, dopo i conflitti mondiali, le condizioni dei contadini peggiorarono.
Con la parola d'ordine "la terra a chi lavora" si emanò la "riforma agraria" che espropriò e frazionò i latifondi. La vita delle masserie subì notevoli ridimensionamenti e molte furono abbandonate o utilizzate modificando abitudini e bisogni.
Il latifondismo, consolidatosi al Sud nelle forme feudali della grande proprietà indivisa, scarsamente produttiva possedute prima dai signori feudali ed ecclesiastici ed accaparrate poi dalla borghesia meridionale, ha favorito la nascita della masseria, così diffusa nel nostro territorio.
Luoghi di sfruttamento quindi, di povertà, di emarginazione, in tutto il Sud, oggetto ancora oggi di dibattito politico-economico, povertà che poi sfocerà nella emigrazione come forma di definitiva perdita di speranza, per molti, che lo Stato si accorgesse della gente del Sud, eppure...
Si respira all'interno della masseria uno spirito di adattamento che è ancora tensione, attesa , speranza di cambiamento che spinge alla condivisione, all'aiuto vicendevole.
Nata quindi da eventi storici negativi, la masseria diventa luogo di valori positivi, a testimonianza del carattere dell'uomo del Sud, che non lasciandosi prostrare dagli oppressori, nasconde sotto l'apparente rassegnazione e sottomissione, la potenza del povero contro la prepotenza del ricco sfruttatore.
La terra, ormai dissodata e seminata, e la pastorizia divengono le occupazioni sussidiarie e complementari dell'agricoltura.
Al posto delle "masserie di pecore" compaiono, con lo sviluppo della cerealicoltura, le "masserie da campo" e spesso i due tipi si fondono in masserie da campo e di pecore.
L'architettura rurale pugliese risente di uno schema aperto; ciò è comprensibile data la funzione di questo: il favorire il contatto fra l'edificio e l'ambiente circostante, giustificabile quando l'ambiente è favorevole, diviene inattuabile per la Puglia, terra tormentata da tante scorrerie e lotte sociali.
La masseria era un modo di organizzare lo spazio rurale e quindi la vita sociale ed economica delle persone che in essa vivevano.
Strutturalmente parlando, le masserie sono nate sul tronco delle ville tardo-romane, di cui rievocano la disposizione dei volumi attorno ad un comodo e ampio spiazzo interno. Il tempo e la storia hanno reso necessari,in alcuni casi, interventi che hanno modificato architettonicamente le nostre masserie per precise esigenze di carattere politico, economico e sociale. Nessun cambiamento, però, ha offuscato il fascino che emanano queste strutture.
Colpiscono la funzionalità e la razionalità che predominano nella partitura degli ambienti, la sapiente modulazione di spazi interni ed esterni; la grande armonia e delicatezza con la quale si inseriscono nell'ambiente circostante, segno di un perfetto equilibrio tra uomo e natura e il gusto artistico delle forme, mai assente persino in quelle più povere.
Al di là delle dimensioni, del contesto territoriale in cui si trovavano o delle attività che vi si svolgevano, le masserie con struttura a corte presentano elementi strutturali fondamentali che si ripetono e le caratterizzano anche se manipolati dalle vicende della storia agraria del sud.
Esse appaiono come un fortilizio quadrangolare o rettangolare chiuso attorno ad un vasto cortile, quasi mai inferiore a 500 metri quadrati (la corte), in genere pavimentato con lastre di pietra o con ciottoli e con centro il pozzo o cisterna. La corte è centro fisico e funzionale di questa tipologia di masseria, centro vitale e cuore della struttura e ad esse si accede da un unico portone che sembra voler escludere ogni possibilità di contatto con l'esterno.
Sui lati del cortile si dispongono gli ambienti necessari alla vita della masseria e attorno e sul retro dell'edificio si stendevano le terre coltivate o i pascoli.
Questa tipologia di masseria, diffusa nel nostro territorio, a due piani o a un solo piano,con struttura a corte, era presente nelle proprietà latifondistiche in cui la funzione pastorale prevaleva su quella agricola. Al pianterreno o al primo piano si trova l'abitazione del massaro. Essa raramente possiede l'abitazione padronale, essendo poco adatta alla villeggiatura.
Il cortile, anziché essere circondato da locali destinati agli alloggi dei lavoratori, è bordato prevalentemente da tettoie chiuse (suppenne) e da pochi locali adibiti alla trasformazione del latte( la mercia). In alcuni casi la masseria pastorale si articola attorno a due cortili tra loro comunicanti: attorno al primo si dispongono le abitazioni dei lavoratori e gli altri edifici rustici, attorno al secondo, che dispone di una apertura propria, sono situate le tettoie per il riparo delle pecore.
Questa tipologia di masseria, molto diffusa nel nostro territorio è normalmente a due piani e con struttura a corte. Il lato principale dal quale si entra è formato da due piani e quasi sempre accoglie anche una chiesetta: al piano superiore, al quale si accede con una scala esterna è situata l'abitazione del padrone sormontata spesso da una guardiola che consente di abbracciare con lo sguardo l'intera superficie aziendale o gran parte di essa; al pianterreno, invece, di solito si trova l'abitazione del massaro.
Sugli altri lati del cortile si dispongono senza un ordine ben preciso e su un solo piano gli altri ambienti necessari alla vita dell'azienda: i magazzini per il deposito dei prodotti agricoli, le stalle per gli animali da lavoro con le mangiatoie in pietra, i dormitori per i lavoratori stagionali ed un locale piuttosto ampio che comprende il forno e la cucina in cui i braccianti consumavano il pasto. Attorno e sul retro dell'edificio, a seconda della grandezza della masseria, c'è il frantoio per l'olio, il "palmento" per il vino e l'aia (l'era) per i "pisari" il grano.
L'aia era lastricata con "chianche" per recuperare l'acqua piovana che, raccolta in cisterne, veniva utilizzata per bere, per cucinare i legumi e per irrigare i campi assieme a quella recuperata dai tetti con grondaie e canaletti.
In questa tipologia di masseria, diffusa nel nostro territorio, manca completamente la "corte". In essa i vari corpi di fabbrica, complessi o meno a seconda della grandezza della masseria, sono disposti lungo un unico asse edile con i locali a solo pianterreno o a piani sovrapposti.
Così strutturate sono anche le masserie con economia frugale nelle quali sono presenti l'abitazione modesta per il massaro, piccoli "curti" per le pecore e torrette rotonde per i colombi.
L'unità, aspetto essenziale nell'architettura rurale, si ritrova attraverso l'uso del colore, del materiale e soprattutto per una particolare disposizione dei volumi minori rispetto a quello principale.
La struttura diviene un fatto espressivo anche attraverso il materiale costruttivo più usato, il tufo, pietra calcarea locale, scavato e intagliato in cava secondo blocchi parallelepipedi di dimensioni pressoché unificate.
La funzione è semplice qualificazione dello spazio interno: forme parallelepipede senza differenziazioni esterne, distribuite in uno schema planimetrico quadrangolare spesso a due piani.
Attorno alla dimora il più ampio spazio "la mezzana" è riservato al pascolo dei bovini e degli equini.
L'area immediatamente circostante la masseria, recinta di muri a secco è detta "campana" ed è destinata al pascolo di puledri e di vitelli.
Antistante alla casa vi è "l'aia" quadrangolare e lastricata per battervi il grano e a fianco la cisterna grande e le vasche rettangolari scavate nei blocchi di pietra per l'abbeveratura del bestiame.
La "corte" era chiamata tale perché identificava uno spazio chiuso attorno al castello o all'edificio padronale, centro dell'amministrazione di un possedimento fondiario.
La partitura degli spazi, espressa dalle diverse funzionalità e dalla modulazione contenuta anche negli ambienti, viene sottolineata da un elemento architettonico come il pozzo, spesso al centro della corte interna, quasi sempre lastricata con "chianche".
Vi è anche l'orto domestico, un fazzoletto di terra coltivata adiacente all'abitazione perché la massaia possa accedervi con facilità senza ricorrere al distante podere e ove sia possibile l'irrigazione frequente. Esso è quasi sempre recintato per proteggerlo dalle devastazioni e dal" razzolare delle galline". Oggi l'orto, e ancora più l'aia, rappresentano uno spazio adibito a verde privato il primo, attrezzato il secondo.
L'edilizia rurale è quindi, una interpretazione del paesaggio agrario, una espressione culturale del territorio; nonché l'espressione funzionale dell'attività agricola e sociale.
La masseria pugliese, di notevole interesse architettonico per il suo lessico artigianale, non è solo un'abitazione, ma coordina in un'unità più complessa la residenza, il lavoro e la vita associata.
La masseria, nata come cellula autonoma di un ristretto tessuto produttivo, assume una precisa caratterizzazione in rapporto alla morfologia del territorio agrario, in base al cambiamento sociale e alla trasformazione del paesaggio.
Le masserie generalmente presentano fabbricato ampi, composti da vari ambienti, spesso su due piani. Generalmente al piano terra si trovano gli ambienti destinati alla produzione, ovvero stalle e servizi generali, e al piano superiore gli ambienti utilizzati per residenza.
In linea generale le masserie presentano i seguenti elementi tipologici:
La corte o cortile, è lo spazio scoperto, presente soprattutto nei complessi rurali di una certa dimensione.
La corte riflette l' economia latifondista assolvendo spesso a finalità diverse, come la difesa del brigantaggio o il controllo da parte del massaro di tutti i settori operativi dell' azienda.
Nelle zone in cui prevale la destinazione cerealico-pastorale (come nelle Masserie del Materano) la corte diviene il centro di smistamento delle attività lavorative ed è quindi circondata su due o tre lati da edifici aventi destinazione produttiva e residenziale.
Nelle Masserie-Palazzo la corte invece è piccola ed è completamente circondata da edifici a due piani e dà accesso ed illuminazione ai locali al piano terra che generalmente non hanno aperture all' esterno, per motivi di sicurezza.
Nelle masserie-villaggio del Metapontino, infine, la corte assume ampia conformazione e ruolo di vera e propria piazza interna.
L'alloggio padronale è generalmente situato nel piano superiore del corpo principale, a cui si accede mediante ampie scale che si dipartono dell' androne di ingresso della corte.
Gli ambienti dedicati al riposo del massaro e dei braccianti sono al piano terra a diretto contatto con gli spazi produttivi. Nelle masserie più complesse l'alloggio del massaro acquista una sua specificità e si colloca al primo piano, spesso in posizione strategica di controllo del portone di accesso.
Si tratta di una serie di vani dislocati intorno alla corte adibiti a stalla, rimessa di carri agricoli, ambienti per lavorazione e conservazione di vino, latte, olio e a volte anche di un vano per il maniscalco.
Quasi sempre presente nelle masserie è ovviamente destinata alle celebrazioni sacre. Si può trovare una Cappella interna posta nel piano residenziale o al piano terra con ingresso dell' androne, al locale ricavato tra gli ambienti del piano terra con accesso esterno evidenziato da una croce, fino alla vera e propria chiesa avente volumetria ed impostazione architettonica pregiata, spesso coperta da cupola o affiancata da un evidente campanile.
E' l' elemento preminente e qualificante delle architetture rurali in esame. La torre è l'elemento più importante della struttura difensiva delle masserie. Invece le garitte e le torrette casamattate di forma quadrata o circolare poggiate su mensoloni di pietra e collocate agli angoli permettevano il controllo delle zone morte dell' edificio.
Struttura rurale posta ad una certa distanza dalla masseria era destinata all' allevamento del bestiame ovino.
Caditoia o piombatoia:
botola nel pavimento del cammino di ronda sulle mura o le torri atta a versare sul nemico olio o pece bollente.
Feritoia:
fessura praticata nelle mura (o in criptoportico o in mura di sostegno) delle fotrificazioni dalla quale era possibile sparare con armi da fuoco leggere a canna lunga dette archibugi ; per accrescere il raggio d'azione esse si allargano a strombo verso l'interno.
Garitte:
Cammino di ronda:
ballatoio lungo le mura di cinta della masseria fortificata , protetto verso l'esterno e dotato di feritoie e caditoie.
Atrio criptoportico:
passaggio coperto e semisotteraneo , illuminato con feritoie nei fianchi della volta , usato per la costruzione di terrazze . Presenta delle aperture che conducono allo spazio aperto.
Frantoi Ipogei:
Uno degli angoli più affascinanti di questa masseria è il grande frantoio sotterraneo, da cui prende il nome. In questa grotta naturale si produceva l'olio d'oliva. Quasi tutte le masserie fortificate del Salento erano costruite sopra o vicino a vaste cavità sotterranee poi adattate dall'uomo alle sue esigenze: qui si sistemavano macine, presse e cisterne. Sempre sotto terra si ricavavano anche le stanze per il riposo degli operai e le stalle per gli animali. Nella nostra "grotta" si è lavorato fino agli anni 50.
I macchinari, che con un sistema di cinghie e pulegge muovevano le macine, risalgono invece agli inizi del secolo. Le presse funzionavano a vapore. Sono veri reperti di archeologia industriale, che sembrano aver smesso di lavorare solo da qualche giorno.
Nel pavimento sono scavate cisterne in cui veniva conservato l'olio d'oliva. In questa grotta, accanto alle vecchie macine di pietra, sono raccolti i vecchi attrezzi di uso agricolo e domestico, insieme a orci, cesti di spighe secche, vino. In questo luogo il microclima è perfetto per conservare, in modo assolutamente naturale, frutta, verdura e ortaggi.
A day spent around the beautiful Apulian countryside, to discover the places where all the great and sometimes unknown men who made our history lived, represents a real journey back in time to the past. This stunning excursion will wake up again in the tourist his or her own now numb feelings for nature and all of the daily life's simple things. Along the monotonous roads all of us have to travel everyday, we can recognize the valuable testimonies of a glorious past still alive inside the hearts of our people: "masserie"(countryside houses). Once, these houses were places where to organize and to distribute the agricultural work. Masserie symbolized the core of the whole economical and social life in southern Italy.
Time and progress have dramatically changed the houses themselves: sheepfolds became mills, stables have been replaced by garages, plows disappeared in favor of huge and powerful tractors. Men's life too has changed, so much so they often abandoned these treasures of their native lands. Only a few masserie nowadays continue to explicate their initial functions, the majority consists of simple houses or maybe happens to be resorts, restaurants and discos; still some other ones crashed under the weight of the uncaring years. In Apulia estimated by the Touring Club, there are six hundred and sixty five masserie. Among them all the tourist could visit many, appreciating them in their fullness, at the same time considering their specific distinctive peculiarities.
Along so many roads of this rural itinerary there is also the chance to encounter many "masserie palazzo" (palace countryside houses), whose owners led their lives following personally the productive activities. Here it is clearly evident the social distinction between landlords and workers, simply by observing the diversity of their houses, even physically so distant one from the other. The more the landlords were rich and powerful, the larger their estate properties, the nicer and extraordinarily sumptuous the decorations. The people living in masserie were known as "homini defora" or "foresi", in other words, citizens who were living outside the town's walls. They used to work as farmers, harvesters, shepherds, tree trimmers, cheese makers and they were given orders by the "massaro", an ambiguous figure who was loved and hated both by the workers and the owners, since he didn't belong neither to the former nor to the latter category; anyhow this figure represented the essence of each one of these countryside houses deserving the hard earned name of masserie.
A day spent around the beautiful Apulian countryside, to discover the places where all the great and sometimes unknown men who made our history lived, represents a real journey back in time to the past. This stunning excursion will wake up again in the tourist his or her own now numb feelings for nature and all of the daily life's simple things. Along the monotonous roads all of us have to travel everyday, we can recognize the valuable testimonies of a glorious past still alive inside the hearts of our people: "masserie"(countryside houses). Once, these houses were places where to organize and to distribute the agricultural work. Masserie symbolized the core of the whole economical and social life in southern Italy.
Time and progress have dramatically changed the houses themselves: sheepfolds became mills, stables have been replaced by garages, plows disappeared in favor of huge and powerful tractors. Men's life too has changed, so much so they often abandoned these treasures of their native lands. Only a few masserie nowadays continue to explicate their initial functions, the majority consists of simple houses or maybe happens to be resorts, restaurants and discos; still some other ones crashed under the weight of the uncaring years. In Apulia estimated by the Touring Club, there are six hundred and sixty five masserie. Among them all the tourist could visit many, appreciating them in their fullness, at the same time considering their specific distinctive peculiarities.
Along so many roads of this rural itinerary there is also the chance to encounter many "masserie palazzo" (palace countryside houses), whose owners led their lives following personally the productive activities. Here it is clearly evident the social distinction between landlords and workers, simply by observing the diversity of their houses, even physically so distant one from the other. The more the landlords were rich and powerful, the larger their estate properties, the nicer and extraordinarily sumptuous the decorations. The people living in masserie were known as "homini defora" or "foresi", in other words, citizens who were living outside the town's walls. They used to work as farmers, harvesters, shepherds, tree trimmers, cheese makers and they were given orders by the "massaro", an ambiguous figure who was loved and hated both by the workers and the owners, since he didn't belong neither to the former nor to the latter category; anyhow this figure represented the essence of each one of these countryside houses deserving the hard earned name of masserie.
I trulli di Puglia, strutture note in tutto il mondo per la loro bellezza ed unicità, rappresentano uno degli esempi più straordinari dell'architettura popolare italiana.
Diffusi su tutto il territorio pugliese, raggiungono la massima concentrazione ed espressione artistica nella Valle d'Itria.
Entrando in questa zona, contraddistinta da morbide ondulazioni collinari coperte di vigneti e di verdi macchie di boschi, rigata da bianchi muretti a secco, punteggiata da case bianche con una bruna copertura a cono, il turista, anche il più distratto, ha la sensazione di essere entrato in un territorio senza tempo, quasi magico.
E questa stessa sensazione la si prova passeggiando tra i vicoli dei paesi della Murgia dei trulli: Alberobello (i cui trulli sono stati dichiarati dall'UNESCO patrimonio dell'intero pianeta), Locorotondo, Cisternino e Martina Franca.
Le origini dei trulli sono controverse. Sembra certo tuttavia che il trullo della Valle d'Itria nasca dall'arguzia italica oltre che dai bisogni imposti dalla povertà. Il paesaggio è quello dell'altopiano delle Murge, dove abbonda la pietra calcarea. Era dunque necessario spietrare i terreni per renderli coltivabili. Con i sassi veniva costruiti muri a secco per delimitare le proprietà e ripari per gli uomini.
La storia attribuisce a Giovanni Acquaviva d'Aragona, conte di Conversano, peggio noto come il Guercio, il sia pur involontario atto di nascita dei trulli. Questo voleva fare della Selva un feudo tutto suo indipendente dalla corte di Napoli, per questo motivo incitò i contadini e le loro famiglie a vivere lì. Ma quando l'editto Prammatica de Baronibus impose l'autorizzazione regia su ogni costruzione, il conte di Conversano, impose ai sudditi l'impiego di pietre a secco con assoluto divieto dell'utilizzo della malta. Così in caso di ispezioni governative, i trulli potevano essere smontati e rimontati in poche ore.
Costruzioni simili ai trulli esistono anche in Grecia, Dalmazia, Egitto, Sicilia e Sardegna. C'è chi per risalire all'origine dei trulli va sino al 1500 A.C., quando con il nome greco-classico tholoi si indicava una cupola posta su di una tomba detta Tesoro di Atreo. Altri, invece, si riferiscono al termine greco-bizantino torullos con il quale si indicava la sala a cupola del palazzo imperiale di Costantinopoli. Infine, il termine latino turris con le sue alterazioni turulla, trulla, trullum per indicare una piccola torre.
I maestri trullari lo resero una dimora autosufficiente per uomini a animali. Si tratta di un unico vano di trenta metri quadrati suddiviso in modo da ricavare il focolare, il deposito per il raccolto con il soppalco in tavole di legno e il fenile. Le scale esterne portano ai ripiani utilizzati per fare essiccare frutta e verdura. I trulli sono il primo esempio di costruzione isolate. I muri e il cono innalzati a secco creano, infatti, una camera d'aria che assorbe gli sbalzi di temperatura e la mantiene costante. Caldi d'inverno e freschi d'estate. Il tetto, formato da pietre calcaree, chiancarelle sovrapposte, culmina in pinnacoli decorativi, che hanno origini remote e significativi che vanno dalla sacralità della cultura cristiana, ellenistica o giudaica, alla "cultura" della cabala o dei buoni auspici.
Come già detto in precedenza il trullo ha le sue origini che risalgono alla preistoria; nel corso dei millenni la sua originaria struttura architettonica è andata man mano modificandosi trasformandosi da semplice riparo di fortuna ad una vera e propria abitazione non priva di comfort.
Tale evoluzione è riscontrabile in maniera particolare solo in alcune zone della Puglia, quali la "Murgia dei Trulli", ovvero quella zona che comprende i comuni di Alberobello, Locorotondo, Martina Franca e Cisternino.
Il trullo primordiale altro non era se non una sorta di semplice capanna in pietra a pianta pressocché circolare. In essa si riconoscono quattro elementi costruttivi: il muro, l'arco trilitico dell'ingresso, la volta a calotta ed il tetto, tutti costituiti da pietra calcarea senza alcun tipo di legante (parte destra dell'immagine).
Da questa forma originaria il trullo si evolve acquisendo caratteristiche architettoniche da altre culture; è tipica di tale trasformazione la sostituzione dell'arco trilitico dell'ingresso con l'arco romano a tutto sesto sormontato, comunque, da un timpano triangolare. Allo stesso modo, per rispondere sempre meglio alla sua funzione di abitazione, la forma base si arricchisce di particolari architettonici e funzionali quali il focolare, le finestre, una cisterna posta sotto il trullo stesso per la raccolta e la conservazione delle acque piovane, una pavimentazione a basole di calcare.
In un secondo momento la pianta da circolare diventa quadrata e si cominciano ad addossare più trulli tra di loro formando vere e proprie abitazioni unifamiliari, costituite da un ampio vano centrale e da diverse stanze o dipendenze laterali.
Infine si verificano sempre più evidenti adattamenti all'uso domestico del trullo, si creano mensole in aggetto e nicchie per la conservazione di beni e suppellettili, si intonacano le pareti interne, il muro portante esterno e le parti superiori del tetto in prossimità dei pinnacoli (parte sinistra dell'immagine).
È proprio questa continua evoluzione che contraddistingue i trulli rispetto ad analoghe tipologie architettoniche presenti in tutto il mondo e ne fa un patrimonio culturale ed artistico unico nel suo genere. Tale importanza, fra l'altro, è stata riconosciuta dall'UNESCO il 5 Dicembre 1996 quando ha dichiarato i trulli di Alberobello patrimonio dell'intero pianeta, inserendo questa città nella lista del Patrimonio Mondiale (World Heritage List).
I motivi che hanno fatto sì che i trulli si evolvessero nel corso dei secoli fino ad arrivare, ancora perfettamente funzionali, sino ai nostri giorni sono da ricercarsi in tutta una serie di circostanze economico-sociali e culturali.
Tra i questi il più importante è sicuramente il particolare sistema insediativo tipico della "Murgia dei Trulli". In questa zona, fino ai primi decenni del '900, si riscontra una altissima percentuale di popolazione residente al di fuori dei centri urbani, in controtendenza con quella che è la realtà di altre zone, anche prossime, della Puglia e del Sud Italia in genere durante lo stesso periodo.
Le cause di tale situazione sono da ricercarsi nell'accentuato frazionamento dei fondi e nella pratica della vendita o affitto dei terreni agricoli a piccoli lotti.
Tutto ciò implicava la necesità di una continua cura delle colture e quindi di una costante presenza in campagna; ovviamente il trullo, proprio per le sue caratteristiche di economicità e sicurezza, per la sua capacità di raccogliere e conservare l'acqua piovana (cosa fondamentale per una regione così arida), oltre che per gli usi ed i costumi risalenti ad ataviche tradizioni, si prestava quale dimora ideale per chi doveva provvedere alla cura del fondo agricolo, trasformandosi così da semplice rifugio di fortuna in vera e propria dimora, spesso ben fatta e particolarmente curata.
La tipologia architettonica a trullo o a tholoi , ovvero quegli edifici di pianta pressocchè circolare costruiti in pietra a secco in aggetto, sono presenti in motlissime zone della terra: in Siria, in Libia, in Sud Africa, nelle isole Canarie, in Spagna, in Provenza, in Bretagna, in Irlanda, in Scozia, in Svezia, in Islanda, in Dalmazia, in Istria. In Italia la ritroviamo, oltre che in Puglia, in Liguria, in Sardegna, a Pantelleria.
La diffusione di questa struttura, nelle le zone dell'Asia, dell'Africa e dell'Europa, è testimonianza, oltre che effetto, dell'esistenza in queste aree di una civiltà piuttosto unifrome le cui origini risalgono all'età della pietra. Questa origine comune è provata anche da studi archeologici ed etimologici su reperti ceramici, su monumenti megalitici ed ètimi comuni alle diverse zone.
Ovviamente la diffusione del tholoi in aggetto è stata possibile solo in quelle zone dove sono state soddisfatte particolari condizioni geomorfologiche ed ambientali. In Puglia tali condizioni sono legate innanzitutto l'abbondanza della materia prima, la pietra calcarea che si ritrova un po' dappertutto, dotata di prticolari caratteristiche meccaniche e fisiche che hanno favorito e facilitato questo tipo di costruzione.
E ciò è ancora più vero se si pensa alla necessità di spietrare tali terreni per renderli idonei alla coltivazione, non soltando ammonticchiando le pietre in cumuli al fine di ridurne l'ingombro, ma anche utilizzandole sia per la costruzione di muretti a secco per la delimitazione delle proprietà, sia per la costruzione di ripari (i trulli, appunto).
In Puglia il trullo è presente in tutte le zone della regione, (per la diffusione vedere l'immagine a lato) assumendo però connotati e forme diverse, attribuibili da un lato alle diverse caratteristiche dei materiali da costruzione locali, dall'altro alle differenze socio-culturali che, come già detto, hanno avuto un peso notevole sullo sviluppo del trullo. Partendo dalla provincia di Foggia, dove si contano pochissimi trulli, ed entrando in provincia di Bari si incontra una prima concentrazione nella zona compresa fra Barletta, Ruvo e Bari. Anche nei comuni dell'entroterra barese se ne ritrovano, ma non in abbondanza.
Proseguendo verso Brindisi lungo le campagne comprese tra la costa e l'entroterra se ne riscontra una certa diffusione, così come nell'entroterra a Sud-Ovest di Brindisi. Tra Brindisi e Lecce si contano solo alcuni esempi isolati, per ritrovarne una notevole diffusione lungo tutta la fascia costiera adriatica e ionica. La concentrazione dei trulli diminuisce man mano che ci si sposta verso la parte centrale della penisola salentina e risalendo il litorale ionico verso Taranto rimanendo, però pur sempre elevata. Ma la zona che presenta la massima concentrazione di trulli e, contemporaneamente, la tipologia più evoluta di questo tipo architettonico, è certamente la zona della Murgia dei trulli (vedi immagine seguente).
Questo territorio a cavallo delle province di Bari, Brindisi e Taranto, comprendente i comuni di Ceglie Messsapica, Martina Franca, Locorotondo, Cisternino, Alberobello, Noci, Putignano e Castellana, è uno spettacolo unico al mondo. La valle d'Itria con i suoi vigneti ed oliveti, la Selva di Fasano con i suoi boschi di pini e di quercie, sono ampiamente disseminati di trulli, ora isolati, ora più vicini, con i loro muri bianchi di calce, i loro tetti bruni sui quali spiccano il pinnacolo ed i simboli (magici e cristiani) tracciati col latte di calce. E poi Alberobello, la "Capitale dei Trulli", che con i suoi due rioni, il Monti e l'Aia Piccola , costituisce l'esempio più rappresentativo e pittoresco della "cultura del trullo": solo qui infatti i trulli si ritrovano raggruppati a formare un vero e proprio paese.
La spiegazione di questa particolarità sta nella storia stessa di Alberobello: nella seconda metà del XVI secolo la zona di Alberobello cominciò a popolarsi di contadini. I Conti di Conversano, dominatori di quel piccolo feudo, obbligarono i coloni a costruire le proprie dimore a secco, in modo tale da poterle facilmente demolire nel caso di ispezione regia; tale obbligo era, in pratica, una astuzia dei Conti per evitare il pagamento del tributo dovuto, secondo la "Prammatica Baronibus", per il nuovo agglomerato urbano che si veniva a creare. Nel 1797 a seguito delle proteste di un gruppo di cittadini di Alberobello, Re Ferdinando IV di Borbone emanò un Decreto in base al quale il piccolo villaggio divenne libero dal giogo dei Conti di Conversano. In quell'occasione venne eretta ad Alberobello la "Casa d'Amore", prima costruzione in cui si fa uso di calce, malta e bolo.
Come già detto precedentemente, i trulli si sono diffusi in quelle zone dove le caratteristiche geomorfoligiche dei terreni assicuravano una notevole disponibiltà della materia prima per la loro costruzione.
Allo stesso modo le diverse forme dei trulli sono strettamente connesse alle proprietà fisiche e meccaniche dei materiali da cui essi sono costituiti.
Di seguito vengono elencate le diverse tipologie e forme dei trulli riscontrabili sul territorio pugliese, indicandone le principali caratteristiche architettoniche e costruttive.
Descrizione: Il tetto, ricoperto da chiancarelle, è perfettamente a cono con inclinazione di circa 45 gradi; il basamento è a pianta circolare o quadrata, non intonacato (al più imbiancato); a volte si nota la presenza di un tamburo intonacato che raccorda la base al tetto. Possono essere costituiti da più trulli addossati tra loro. Da questa forma si sono evoluti i trulli visibili ad Alberobello, i quali sono per lo più a pianta quadrangolare, senza tamburo di raccordo e con il basamento intonacato.
Tipo 2) Zona: Litorale da Barletta a Bari e retroterra verso Modugno
Descrizione: Per motivi costruttivi necessita di rinfianchi attorno alla cupola di spessore tale da nasconderla completamente; la pianta può essere circolare o quadrata; in elevazione presenta una serie di gradoni (fino a 4 o 5) tronco conici o tronco piramidali. Per la porosità del calcare usato nella costruzione vengono rivestiti, sulle superfici orizzontali, ad intonaco.
Descrizione: A causa del tipo di materiale usato, ovvero perticolarmente irregolare e poco lavorabile, vengono rivestiti integralmente di intonaco fino ad ottenere una superfice uniforme. La struttura è composta da un basamento rotondeggiante e da una cupola ovoidale o tronco conica. Possono essere costituiti da più trulli addossati tra loro.
Descrizione: Molto simili a quelli del tipo 1, si differenziano per la una maggiore inclinazione della cupola e per una forma leggermente curva delle generatrici. Il tamburo non è sempre presente. Possono essere costituiti da più trulli addossati tra loro.
Descrizione: In realtà non si tratta di una vera e propria struttura a secco. Il basamento infatti è costituito da muratura di pietrame e calce mentre la cupola è strutturata secondo tecniche estremamente diverse da quelle tipiche di tutti gli altri trulli (struttura spingente). Proprio per questa differenza strutturale si rende necessaria la presenza di un forte rinfianco dal quale sporge solo la sommità dell cupola. È integralmente intonacato.
Descrizione: Presentano dei metodi di costruzione misti che comportano, anche in questo caso, la presenza di rinfianchi. Le forme sono tronco coniche o tronco piramidali non intonacate; le superfici orizzontali sono coperte di lastre di calcare o ricoperte di uno spesso strato di terra e stoppia.
La costruzione a trullo, realizzata con pietre a secco, per le sue caratteristiche costruttive, consistenti in murature perimetrali che arrivano quasi sempre a due metri di spessore, ha un rapporto tra superficie esterna e superficie utile interna molto basso, quasi mai superiore al 35%. Per questo motivo i comuni della zona, nel totale rispetto delle tipologie esistente, permettono la realizzazione di un aumento di cubatura pari, in genere, al 20% del volume esistente. In questo modo, grazie anche all'uso del calcestruzzo per consolidare e svuotare in parte i muri a secco, è possibile ottenere recuperi in cui lo spazio abitato si può raddoppiare, pur conservando l'aspetto esterno della costruzione.
Le forme adottate nella realizzazione dei pinnacoli traggono origine dal culto betilico, professato dai popoli primitivi orientali.
Questo culto, il cui nome betilico deriva dal latino baetulos, pietra sacra, si basava sull'adorazione delle "pietre azzurre o pietre livide", come meteoriti o aeroliti, ritenute figlie del sole e delle stelle perché cadute dal cielo e in grado di sprigionare scintille di fuoco. I pinnacoli dei trulli più antichi presentano dei chiari richiami a questo culto: i pinnacoli a palla o a disco, posto orizzontalmente, sono rappresentazioni della sfera e del disco solare; quelli a forma di piramide (a quattro o a cinque facce) o di cono, sono un richiamo alla pietra sacra del baìtulos.
Nei trulli più recenti queste forme hanno assunto delle fogge esteticamente più evolute per adattarsi alla simbologia delle religioni successive, in particolare quella cristiana, come le croci.
L'arte primitiva, già constatabile nelle forme dei pinnacoli, diventa più varia e complicata nei segni, nelle figure simboliche, nei monogrammi, negli emblemi e nelle sigle tracciate con latte di calce sul dorso dei tetti conici.
La maggior parte dei simboli sono di origine religiosa cristiana e spaziano dalla croce al monogramma cristiano, dai simboli della passione al cuore trafitto, dal raggiante Sacramento al Calice Eucaristico.
Altri sono pagani come il gallo, la serpe, il ferro di cavallo, le corna di bue o di ariete e primitivi come circoli, triangoli, linee rette e curve, svastiche gammate come quelle che si rinvengono su alcuni antichi vasi apuli.
Altri prendono spunto dalla magia; fra questi si ritrovano segni astronomici, zodiacali e planetari.
O, ancora, semplicemente ornamentali e grotteschi, come la cornucopia, la stella, le iniziali del proprietario, la falce, la zappa, un mascherone.
The trulli of Puglia, famous for their beauty and uniqueness all over the world, represent one of the most extraordinary examples of the Italian architecture.
Although spread in the whole region of Puglia, the trulli reach their maximum concentration and artistic expression in Valle d'Itria.
This area, characterized by soft undulations of the ground covered by vineyards and green woods, spotted by white houses with brown cone roofs, gives the sensation of being in a timeless and almost magical place even to a most absent-minded tourist.
The same thing happens while walking in the narrow streets of the villages of Murgia dei trulli: Alberobello (the trullis of which have been inscribed in UNESCO's world heritage list), Locorotondo, Cisternino, Ostuni and Martina Franca.
The origins of the trulli are controversial. The only certain thing is that the trulli of Valle d'Itria was born from both the italic wit and the need deriving from poverty. The area is located in the tableland of Murge, where there is plenty of limestone. Therefore the stones had to be cleared from the soil to make it cultivable. These stones were used for the construction of drywalls which marked properties and shelters.
The origins of Alberobello, the capital of the trulli area, are attributed to Giovanni Acquaviva d'Aragona, Count of Conversano. He wanted to transform "Selva" into his own feud, separated from the Court of Naples and therefore incited farmers and their families to live there. But when the Pragmatic edict of Baronibus imposed the authorization monopoly on all constructions, the Count of Conversano ordered his people to use only dry-stone in the building and prohibited the use of mortar. That way in case of a governmental inspection the trullis could be easily pulled down and then put together again in a few hours.
Constructions similar to trulli exist also in Greece, Dalmatia, Egypt, Sicilia and Sardinia. Some retain that the origins of trulli date from the 1500, when with the Greek name tholoi was used to indicate a dome set on the tomb called "Treasure of Atreus". Others instead relate the word trullo to the greek-byzantine term torullos which indicated the dome-shaped hall of the imperial palace of Constantinople. Moreover, some say that trullo derives from the latin word turris with its alterations turulla, trulla, trullum used to indicate a small tower.
Masonry masters ("maestri trullari") made trullo a self-sufficient dwelling for people and animals. It was one room of thirty squaremeters divided into a hearth, a store for the crop with an intermediate floor and a phenyl. The external stairs lead to landings used to dry fruit and vegetables. The trullo is the first example of isolated constructions. The dry-stone walls and cone create indeed an air space which absorbs the changes in temperature and this way keeps it even; warm in winter and cool in summer. The roof, formed by limestones, culminates with decorative pinnacles that have remote and significant origins that go from the sacredness of the Christian, Hellenistic or Judaic culture to the "culture" of cabala or good omens.
As already mentioned before, trullo?s origins date back to the prehistory: its original architectonic structure has gone through lot of changes over the milleniums. It has been transformed from a simple shelter into a real dwelling with comforts.
Such evolution can be verified only in some areas of Puglia, such as ?Murgia dei Trulli? that is to say the area that includes the towns of Alberobello, Locorotondo, Martina Franca and Cisternino.
The early trullo was nothing more than a simple stone cottage with a circular plan. It had four easily recognisable construction elements: the walls, the arch of the entrance, the calotte vault and the roof, all made of limestone with no binder.
The trullo evolved from its original form acquiring architectonical characteristics from other cultures; the arch of the entrance was replaced with a round Roman arch, overlooked by a triangular tympanum.
In the same way the basic form was enriched by architectonical and functional details, such as hearth, windows, a cistern set under the trullo itself for the collection and conservation of rainwater, and limestone flooring, in order to improve the trullo as a dwelling.
Later on the circular plan became square and more trulli were built next to each others, forming one-family dwellings, consisted of a large central space and various rooms or lateral annexes.
Evermore evident adaptations of the trulli to a domestic life were verified; brackets and niches were created for the conservation of goods and furniture, internal and external walls and the higher parts of the roof near the pinnacles were plastered.
The continuous evolution of the trulli is what distinguishes them from the similar structures present in the rest of the world and makes them unique artistic and cultural heritage of its kind.
Such importance was recognized by UNESCO on 5th December 1996 when the trulli of Alberobello were inserted in the World Heritage List.
The reasons of the evolution of the trulli over the centuries till our days are to be found in a series of socioeconomic and cultural circumstances.
The most important among these is certainly the particular and typical settlement system of ?Murgia dei trulli?. There was a very high percentage of the population living outside of town centres until the beginning of the 20th century in this area, against the reality of other areas of Puglia and southern Italy in general during the same period.
The reasons of the situation should be looked for in?
All this called for the need of a continuous care for the cultivations and therefore a constant presence in the countryside. The trullo was obviously an ideal dwelling for those who took care of the terrain for its characteristics of inexpensiveness and security, for its capacity to collect and conserve rainwater (fundamental thing in such a dry area), in addition to the customs dating from the atavic traditions. The trullo was transformed from a simple shelter into a real dwelling, often well built and particularly cured.
The buildings with the form of trullo, or tholoi, that is to say with a circular form, built of stone with no binder, are present in several areas all over the world; in Siria, Libya, South Africa, the Canary Islands, Spain, Provence, Brittany, Ireland, Scotland, Sweden, Iceland, Dalmatia, in Ist
Немає коментарів:
Дописати коментар